Il poeta Di Franco scrive il canto dell’umanità che conquista la libertà
domenica 28 giugno 2009
“Canti di Pietraluna”. Con questo titolo il poeta Luigi Di Franco di Villarosa pubblica la sua nuova raccolta,cinquanta “poesie ad un millennio” come egli stesso le definisce,edite dall’Autore Libri di Firenze in Aprile 2009.
L’opera,ultima raccolta di una trilogia che include i precedenti volumi “Fuochi barocchi” (edito nel 1996) e “Sentieri del Tempo” (edito nel 1999), traccia un consuntivo dell’esistenza del poeta che anela ad una nuova dimensione umana e sociale lontana dall’uomo di oggi ma a lui visibile e pertanto realizzabile.
Quelli di “Canti di Pietraluna” sono versi che inneggiano alla libertà umana colta nel suo scioglimento con i vincoli del materiale all’insegna di nuove categorie ontologiche che sempre più affermano il valore dell’uomo inteso come costante essere in divenire.
L’uomo di queste liriche, in quanto misura di tutte le cose, conferisce senso e valore a fatti e luoghi da egli stesso vissuti evitando che la dirompenza della barbarie umana e istituzionale cancelli ogni retaggio culturale per offrire all’individuo non più una condizione di cittadino, quanto quella di ospite della propria terra.
Con quest’ultima raccolta il poeta Di Franco non si presenta più solo come letterato, ma si qualifica come uomo di azione impegnato in prima persona a smascherare le insidie di una politica miope, della volgarità d’animo, della smania di potere.
Poesia lirica e civile, dunque, che nasce da una coscienza matura e consapevole del costante annullamento di ogni valore che si sta vivendo e che con la sua poetica parola apre ad ogni tipo di lettore la possibilità di compiere più profonde riflessioni. In una società in decadenza variamente affaccendata in egoistici interessi ciò che pare mancare alle istituzioni e ai vari gruppi dirigenti è la dimensione speculativa del vero, per questo solo una riconquista ed una rivalutazione della cultura umanistica può offrire rinnovate ragioni di riscatto.
“Non c’e’ più tempo di cantare…Non c’e’ più tempo di restare” scrive il poeta. Ed è il suo congedo da un’umanità ormai schiava, ma anche l’esaltazione consapevole della dignità umana che vale per quanti ancora sanno guardare in alto.
“Canti di Pietraluna”. Con questo titolo il poeta Luigi Di Franco di Villarosa pubblica la sua nuova raccolta,cinquanta “poesie ad un millennio” come egli stesso le definisce,edite dall’Autore Libri di Firenze in Aprile 2009.
L’opera,ultima raccolta di una trilogia che include i precedenti volumi “Fuochi barocchi” (edito nel 1996) e “Sentieri del Tempo” (edito nel 1999), traccia un consuntivo dell’esistenza del poeta che anela ad una nuova dimensione umana e sociale lontana dall’uomo di oggi ma a lui visibile e pertanto realizzabile.
Quelli di “Canti di Pietraluna” sono versi che inneggiano alla libertà umana colta nel suo scioglimento con i vincoli del materiale all’insegna di nuove categorie ontologiche che sempre più affermano il valore dell’uomo inteso come costante essere in divenire.
L’uomo di queste liriche, in quanto misura di tutte le cose, conferisce senso e valore a fatti e luoghi da egli stesso vissuti evitando che la dirompenza della barbarie umana e istituzionale cancelli ogni retaggio culturale per offrire all’individuo non più una condizione di cittadino, quanto quella di ospite della propria terra.
Con quest’ultima raccolta il poeta Di Franco non si presenta più solo come letterato, ma si qualifica come uomo di azione impegnato in prima persona a smascherare le insidie di una politica miope, della volgarità d’animo, della smania di potere.
Poesia lirica e civile, dunque, che nasce da una coscienza matura e consapevole del costante annullamento di ogni valore che si sta vivendo e che con la sua poetica parola apre ad ogni tipo di lettore la possibilità di compiere più profonde riflessioni. In una società in decadenza variamente affaccendata in egoistici interessi ciò che pare mancare alle istituzioni e ai vari gruppi dirigenti è la dimensione speculativa del vero, per questo solo una riconquista ed una rivalutazione della cultura umanistica può offrire rinnovate ragioni di riscatto.
“Non c’e’ più tempo di cantare…Non c’e’ più tempo di restare” scrive il poeta.
Ed è il suo congedo da un’umanità ormai schiava, ma anche l’esaltazione consapevole della dignità umana che vale per quanti ancora sanno guardare in alto.